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IL PROGRAMMA DELLA LISTA ANTICAPITALISTA PAVESE PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 05 Aprile 2009 17:53

ELEZIONI COMUNALI PAVIA 6-7 GIUGNO 2009

“Lottiamo insieme per cambiare Pavia”

Sommario

PREAMBOLO

ANTIFASCISMO

TRASPARENZA E PARTECIPAZIONE

LAVORO, SVILUPPO ED AREE DISMESSE

WELFARE, INCLUSIONE ED INTEGRAZIONE

SERVIZI DI PUBBLICA UTILITA’ ED EX AZIENDE MUNCIPALIZZATE

AMBIENTE, TERRITORIO E VIABILITA’

GIOVANI A PAVIA 

 

PREAMBOLO 

“Il comunismo non è uno stato di cose che deve essere instaurato, ma il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente” 
K. Marx



Sulla base del programma che qui presentiamo noi comunisti pavesi chiediamo a tutti voi, lavoratori, pensionati e giovani della città di Pavia di esprimere il vostro voto a favore della nostra lista PRC-PdCI per le elezioni amministrative.

Il modello capitalista è un sistema che ha finito per rivelare in maniera inequivocabile , anche con l’ultimo atto della attuale gravissima crisi economica e sociale mondiale, il suo volto disumano, produttore di guerre, fame, miseria, disuguaglianze crescenti ed ingiustizia diffusa. Esso perpetra una perenne situazione emergenziale globale al fine di garantire il dominio dei pochi sui molti, dei sempre più ricchi sui sempre più poveri. 

Noi crediamo che questo stato di cose si possa e si debba cambiare, lottiamo per il socialismo, per una società di liberi ed eguali dove a ciascuno viene dato secondo i propri bisogni e ciascuno dà secondo le proprie capacità. 

Anche nel piccolo dell’Amministrazione Comunale di Pavia si può cominciare a cambiare, qui ed ora, per introdurre quegli elementi fondanti di società socialista, alternativa a quella attuale ed è al raggiungimento di questo fine che sono ispirati i contenuti del nostro programma, non di certo esaustivo, ma frutto del contributo di tanti compagni ed associazioni di sinistra. 

Vogliamo parlarvi di cose concrete, realizzabili, utili per il progresso e il benessere di tutto il popolo e non di pochi ricchi, sempre più ricchi.

Non è vero che i partiti sono tutti uguali: la nostra diversità noi l'abbiamo dimostrata anche a Pavia con la nostra storia. Siamo fortunati perché, estranei ai “poteri forti”e alle logiche del grande capitale, basiamo tutta la nostra forza sulla classe operaia, sui lavoratori del braccio e della mente, sugli oppressi e gli sfruttati di ogni luogo del mondo ed è in primis a loro che dobbiamo alla fine rendere conto del nostro operato. Per tutti loro ci sentiamo di dover lavorare alla costruzione di una comunità cittadina giusta e sicura. Una città sicura per noi non è una città blindata, assediata da telecamere e forze dell'ordine, divorata dalla diffidenza e dalla paura; al contrario, una città sicura è aperta, accogliente, unita, feconda di occasioni di incontro e di scambio sociale e culturale; è un luogo dove la qualità della vita si nutre di un lavoro garantito e sicuro, di un ambiente salutare e curato, di un'atmosfera diffusa di solidarietà e di fiducia reciproca, di un'ampia partecipazione alla vita della comunità. 

Abbiamo diritto ad un futuro migliore, abbiamo diritto alla felicità.

Con il nostro impegno, con il vostro impegno, con il vostro voto, cambiare si può.

ANTIFASCISMO

Negli ultimi anni si è assistito ad un preoccupante crescendo di episodi di razzismo e violenza di matrice neofascista. A farne le spese sono stati immigrati, militanti di sinistra, omosessuali, ma anche semplici cittadini di chiara fede democratica. La campagna isterica di intolleranza portata avanti da governo e mass media e, a volte, anche da istituzioni a noi più vicine ha fatto da sponda al proliferare di gruppuscoli di estrema destra. 
Sarebbe lungo fare un elenco di tutti gli atti gravissimi condotti da diverse formazioni neofasciste; ricordiamo l’assalto al Centro Sociale Autogestito il Barattolo, condotto dal Veneto Fronte Skinheads, che ha causato parecchi contusi e ingenti danni, ricordiamo le ripetute provocazioni violente nei confronti ora di militanti ora di passanti, ricordiamo le sassaiole contro le sedi dei partiti comunisti. 
Recentemente sono stati presi di mira i migranti e i nuovi italiani, con scritte denigratorie, danni alle loro automobili e ai loro negozi, in un crescendo di razzismo e xenofobia. In questo modo si fomenta una guerra tra poveri tanto più inaccettabile quanto più gli effetti della crisi capitalistica impongono che gli oppressi di ogni parte del mondo uniscano le proprie forze per fare fronte comune nelle proprie rivendicazioni.
Non si contano i muri ricoperti da orrende scritte fasciste, persino l’indicazione del ponticello, dedicata ad Albert Einstein, è stato lordata da una svastica (fatto da noi denunziato nel silenzio della stampa borghese), persino il monumento al compagno Ferruccio Ghinaglia, martire antifascista, è stato danneggiato, rendendo illeggibili le scritte. La sede di Forza Nuova è stata aperta proprio accanto al Centro Sociale il Barattolo e ciò ha determinato ulteriori provocazioni, ma grande è stata la mobilitazione popolare antifascista e ciò ha permesso la chiusura di tale covo fascista, che non deve più riaprire nella nostra città.
Tuttavia talvolta si va creando un clima pericolosamente inerte, o di complice sottovalutazione del fenomeno, mentre questi attacchi dovrebbero suonare allarmanti per la loro assonanza con analoghi episodi legati agli albori dell'era fascista.

Per far sì che la mala pianta del fascismo sia stroncata, noi proponiamo che:

• Tutte le concessioni di spazi comunali siano tassativamente negate ad iniziative e gruppi che propugnano l’odio razziale e riconducibili al nazifascismo.
• In tutte le vertenze legali che, purtroppo, si verificano continuamente come conseguenza delle azioni violente dei gruppi fascisti, il Comune si costituisca parte civile.
• Il Comune si adoperi perché nelle scuole vengano organizzati approfondimenti e incontri per promuovere i valori dell’antifascismo, dell’antirazzismo, dell’opposizione ad ogni forma di intolleranza, antisemitismo e discriminazione.
• Il Venticinque Aprile non sia semplicemente una giornata di fredda commemorazione rituale, ma si organizzino delle iniziative che favoriscano la partecipazione popolare e la riflessione sui valori della Resistenza e sulla storia della Liberazione di Pavia.

TRASPARENZA E PARTECIPAZIONE


Per una comunità coinvolta e attiva


Siamo convinti che la nostra Democrazia stia attraversando uno dei momenti più bui della sua storia. Il Governo centrale, il più arrogante e collocato a destra degli ultimi decenni, legifera a colpi di decreti, mirando a svuotare il Parlamento delle sue prerogative; blatera di sicurezza, mentre indebolisce a svariati livelli la Magistratura; porta avanti le sue riforme come un carro armato, del tutto sordo alle esigenze, alle aspettative ed alle proteste della popolazione.
Non è un caso, del resto, che la sbandierata lotta ai costi della politica, anziché andare a colpire i sicuramente discutibili e onerosi privilegi, si sia concretizzata in primis nella sostanziale abolizione dei Consigli di Quartiere per le città medio piccole, ossia nell'annullamento di un prezioso momento di partecipazione diretta e tramite tra cittadini e Amministrazione.
Per questo riteniamo fondamentale, specie in un periodo come questo, che le amministrazioni locali si impegnino ad assumere un atteggiamento completamente diverso, per costruire dal basso una decisa inversione di tendenza che riporti il Palazzo vicino ai cittadini, per ridare vigore alle regole democratiche ormai appannate, per restituire alla popolazione l'immagine di una Politica come servizio e non come gestione prepotente del potere.

In particolare Pavia è reduce da quattro anni di un'Amministrazione, guidata da una coalizione centrista incentrata sul PD, che si è dimostrata incapace di ascoltare i cittadini. Per questo è necessario ed urgente ricostruire un rapporto virtuoso fra i cittadini e il Mezzabarba, fatto di fiducia, limpidezza e ascolto reciproco.

Per quanto riguarda il rapporto diretto tra l'Amministrazione e la città, vogliamo che il termine “partecipazione” non sia più solo una parola abusata e vuota, ma diventi, nel quotidiano, una realtà concreta.
Ci proponiamo a tal fine di operare secondo la modalità della progettualità partecipata, che dovrà coinvolgere sia i diversi attori sociali sia la cittadinanza in tutte le sue articolazioni. In particolare, questo metodo verrà utilizzato per tutte le iniziative di trasformazione urbana, per i principali progetti legati ai servizi alla persona e quelli relativi all’istruzione e alla progettualità culturale. Verranno inoltre creati percorsi per la sperimentazione del Bilancio partecipativo, che consentirà l’individuazione, da parte della cittadinanza, di alcune priorità di spesa.
L’Amministrazione si impegnerà a collaborare con le varie entità sociali (associazioni, sindacato, volontariato, realtà del privato sociale...) valorizzando al massimo grado la cooperazione attraverso tavoli partecipati, creazione o messa a disposizione di spazi ad hoc, patrocinio e stimolo di iniziative. 
Riteniamo poi inderogabile l'istituzione del Difensore Civico, figura prevista non solo dalle leggi nazionali, ma anche dallo Statuto Comunale, eppure mai diventato realtà concreta. 
Ci impegniamo a studiare da subito nuove forme di organizzazione per le strutture degli ormai ex Consigli di Circoscrizione, affinché, con l'appoggio degli uffici decentrati comunali già presenti nei vari quartieri, si possa continuare a valersi della collaborazione di cittadini volontari per portare all'attenzione della città e della Giunta le aspirazioni, le iniziative e le problematiche delle diverse zone di Pavia.
Tali strutture, opportunamente gestite, potrebbero anche rappresentare un luogo di incontro, di aggregazione e di attività culturali e ricreative per i giovani e giovanissimi dei quartieri periferici, che non sarebbero così più costretti dalla totale carenza di opportunità nei quartieri a spostarsi necessariamente in centro città, o ad accontentarsi delle ridotte possibilità di svago e arricchimento presenti ora in periferia. 
Nell'ottica non solo di favorire, ma anche di stimolare la partecipazione dei cittadini alle attività dell'Amministrazione, intendiamo mantenere gli orari di convocazione di Consigli Comunali e Commissioni Consiliari nella fascia tardo-pomeridiana/serale. Intendiamo altresì dare la massima diffusione possibile a tali convocazioni, invitando esplicitamente la cittadinanza interessata a seguirli anticipandone i contenuti e, ove possibile, mettendo veramente a disposizione del pubblico la documentazione necessaria alla comprensione dei temi all'ordine del giorno. 
E' questione improrogabile, a tale proposito, almeno il rifacimento dell'impianto acustico della Sala Consiliare del Mezzabarba. Sempre nell'ottica di coinvolgere i cittadini e permettere loro un costante monitoraggio sui lavori del Consiglio, pensiamo anche alla possibilità, realizzabile agevolmente e con modesta spesa, di riprendere e trasmettere in rete e in tempo reale le sedute del Consiglio Comunale.

La macchina comunale


Le evoluzioni della tecnologia vanno sapientemente seguite e sfruttate a 360 gradi, nella misura in cui possono apportare miglioramenti e semplificazioni nella vita dei cittadini. Vogliamo l'innalzamento delle possibilità di partecipazione e interazione a vari livelli fra cittadini e Amministrazione; pensiamo ad un arricchimento e aggiornamento costante del sito del Comune; pensiamo ad un'informatizzazione capillare che, opportunamente semplificata, renda più agevole il rapporto degli utenti con la burocrazia; pensiamo, infine, all'opportunità per l'Amministrazione di utilizzare servizi informatici non commerciali (il cosiddetto software libero) nell'ottica di risparmiare risorse preziose senza compromettere la qualità dei servizi stessi. 

Un risparmio di risorse economiche può provenire anche dalla riduzione del numero degli assessorati, che ci proponiamo di attuare. Un attento studio delle tematiche su cui suddividere i lavori dell'Amministrazione, e dell'impegno necessario a portarle avanti con serietà e competenza, potrà sicuramente portarci ad un accorpamento delle deleghe ragionato ed efficiente, con ripercussioni positive sulle casse comunali, pur senza scadere
in trucchi demagogici e populisti quale potrebbe essere una riduzione eccessiva delle cariche, economicamente conveniente sul breve periodo, ma improponibile per un'Amministrazione operativa ed efficace.
Una garanzia possiamo sin d’ora darvi: sceglieremo i futuri Assessori in base a criteri di competenza, affidabilità e credibilità personale e politica.
Riteniamo infine inderogabile porre un freno al dilagante costume del nostro come di molti altri Comuni di affidarsi a consulenze esterne (esternalizzazione dei servizi). E’ invece assolutamente prioritaria la valorizzazione delle risorse interne con l’obiettivo di riuscire a coniugare un notevole risparmio con la diffusione, negli uffici comunali, di un clima più fiducioso e stimolante.

LAVORO, SVILUPPO ED AREE DISMESSE


Pavia è una città molto contradittoria: da una parte il lustro dato da organismi quali l’Università e le strutture ospedaliere, dall’altra nuova povertà e disoccupazione che lentamente la stanno portando ad un degrado sempre più accentuato. A nostro avviso il problema principale consiste, venute meno le grandi fabbriche del Novecento, nella mancanza di un tessuto produttivo forte che possa portare occupazione. 
Come si può pensare di riqualificare il territorio, anche con un intervento pubblico di guida e di pianificazione dello sviluppo?
L’Università e le strutture ospedaliere non devono essere fini a se stesse, ma devono essere elemento trainante che possa determinare uno sviluppo equilibrato. Pavia si dovrà arricchire in occupazione, spazi di aggregazione, edilizia popolare, strutture e servizi per giovani e anziani, attività culturali e scientifiche.
Le aree dismesse devono diventare una ricchezza, ma non per gli speculatori, bensì per i cittadini. Noi crediamo che ci siano le risorse umane e tecnologiche per una ripresa produttiva non solo di Pavia, ma di tutta la provincia. 
Le aree dismesse in posizione centrale ovviamente non possono essere utilizzate per impiantare fabbriche, potenzialmente inquinanti, ma devono essere riconvertite in spazi di utilità per la collettività: centri di aggregazione, parchi, abitazioni di edilizia popolare, centri di servizi sociali. 
Le aree più periferiche rimaste non devono essere trasformate in centri commerciali, bensì devono mantenere il loro utilizzo produttivo. La città è satura di mega centri commerciali che distruggono i negozi di vicinato e tutto il tessuto di piccole imprese commerciali. Sintomatica in tal senso l’operazione GS-Carrefour (nessun vantaggio per i clienti a fronte di un peggioramento della condizione lavorativa di numerosi dipendenti del precedente supermercato della Torretta, che doveva essere chiuso ed invece è stato riaperto, per giunta senza garantire per questo nuovi posti di lavoro con contratti dignitosi) e che ha dimostrato quanto poco credibili siano le promesse di nuovi posti di lavoro generalmente associate al sorgere di questi mega-store. La proliferazione di centri commerciali, oltre a costituire un fallimento culturale e sociale, è il segno di uno sviluppo all’insegna del consumismo e dell’assenza della politica intesa come miglioramento della società. Ancora una volta l’interesse pubblico viene calpestato dal comitato d’affari dei grandi padroni. 
La deindustrializzazione è un fenomeno che è avvenuto e sta avvenendo in tutto il territorio nazionale, per la scelta del capitale di trasferire la produzione negli stati in cui possono sfruttare di più i lavoratori (basso costo manodopera, minori diritti e minore lotta di classe per i lavoratori, maggiori profitti per i padroni).
In questo fosco quadro nazionale, ancor più aggravato per via della crisi di tutto il sistema capitalistico mondiale, la situazione di Pavia e provincia è più critica di quella di altre province del Nord d’Italia dove resistono maggiormente alcune grandi aziende e vi è un tessuto di piccole aziende in grado di assorbire l’occupazione venuta meno in quelle grandi. 

Per chi non ha qualifica specifica, perdere il lavoro a Pavia è drammatico. La chiusura e il trasferimento delle grandi fabbriche ha portato a livelli di disoccupazione elevati che creano seri problemi agli ex-lavoratori. Questi lavoratori faticano a mantenere livelli di vita dignitosi, non trovano nuovi lavori, sono costretti a lavori precari o sottopagati o a spostarsi in altre città come già fanno circa dodicimila pendolari.


Il tentativo di creare un’area industriale al bivio Vela è stato un fallimento, in questa area si sono trasferite soltanto industrie già esistenti e quindi non si è avuto un incremento della richiesta di manodopera, ma solo un trasferimento della stessa. 

Il polo tecnologico stenta a partire, nonostante gli anni, se non i decenni, in cui se ne è parlato e se ne parla. Bisogna invece creare un progetto serio coinvolgendo tutti gli enti preposti a tutti i livelli.

L’Arsenale è purtroppo tristemente avviato ad una ineluttabile dismissione. Un'area che sicuramente fa gola a parecchi immobiliaristi, ma per la quale crediamo siano possibili altre destinazioni che possano renderla patrimonio di tutti: un parco pubblico, considerata l'amenità dell'ambiente; o un museo che raggruppi in un tutto unico le diverse storie dei lavoratori pavesi; o ancora, un centro per la Protezione Civile o per il locale corpo dei Vigili del Fuoco, attualmente dislocato in una struttura inadeguata.

L’area ex Snia, potrebbe accogliere scuole, biblioteche, giardini pubblici, cinema d'essai, e trasformarsi così in un prezioso centro di aggregazione per il quartiere, una volta effettuate le necessarie bonifiche. Come previsto nel progetto proposto dal quartiere potrebbero rimanervi degli spazi per piccole officine ed opportuni insediamenti di edilizia popolare, del tutto assenti in quella zona.

L'area ex Necchi potrebbe essere assai appetibile per attività produttive anche in virtù della propria dislocazione, posizionata tra la tangenziale e la ferrovia e destinata nei prossimi anni ad essere raggiunta anche dal nuovo passante ferroviario.

Pensiamo, infine, alla possibilità di offrire, all'interno di una di tali aree, uno spazio per la nascita di una “cittadella sociale”, che potrebbe diventare un fruttuoso luogo di riunione, scambio e collaborazione per le diverse associazioni no-profit operanti nel sociale presenti sul territorio, attualmente prive di tale opportunità di incontro.

Tutto questo dimostra che un'altra città è davvero concretamente possibile, anche attraverso un approccio totalmente nuovo alle aree dismesse, che apporti beneficio alla comunità anziché a singoli palazzinari e speculatori.

Poiché, però, il quadro attuale presenta una forza lavoro di ben 12.000 pendolari costretti a spostarsi, per lo più su Milano, riteniamo necessario che l'Amministrazione non si dimentichi di loro. Lo spostamento, già di per sé scomodo, si trasforma troppo spesso in un enorme disagio a causa dei crescenti disservizi nel trasporto pubblico.
Una Amministrazione virtuosa non può e non deve pensare che il confronto con i gestori delle infrastrutture debba essere lasciato alla buona volontà di comitati spontanei ed auto-organizzati di cittadini esasperati, rubando di fatto altro tempo alle loro vite, ma deve porsi in prima persona come interlocutrice e punto di riferimento per la comprensione e la risoluzione dei problemi legati alla mobilità da lavoro.
Deve organizzare al meglio la mobilità interna per offrire la possibilità concreta di evitare l'uso di mezzi privati o inquinanti, potenziando il servizio di trasporto pubblico e la rete di piste ciclabili urbane verso le stazioni ferroviarie e le fermate delle autolinee extraurbane (oltre alla ricettività dei parcheggi per biciclette nelle zone opportune, ad esempio attorno alla stazione ferroviaria dove è evidente che i posti a disposizione sono insufficienti e male organizzati).
Chiunque viva la condizione di “pendolare” a Pavia ha inoltre ben presente quanto il Piano dei Tempi e degli Orari attualmente elaborato tenga ben poco in considerazione i tempi e gli orari di un pendolare: troppo spesso, per ottenere un documento, un'informazione o accedere ad uno sportello pubblico si è costretti a sacrificare ferie, permessi ed ore di lavoro. L'Amministrazione deve potenziare e qualificare la propria offerta di servizi e la loro accessibilità, tenendo conto principalmente delle esigenze e delle difficoltà di tutti i cittadini.

Naturalmente, in tema di occupazione, la conservazione degli attuali posti di lavoro in città e la creazione di nuovi deve sposarsi ad un'attenzione inesausta alla sicurezza delle condizioni di lavoro. La piaga delle morti bianche ha colpito troppo spesso anche Pavia e il suo territorio in un crescendo inaccettabile in qualunque paese civile. Compito primario di un'Amministrazione è anche quello di coordinarsi con tutti gli enti preposti per vigilare sull'osservanza delle norme di sicurezza e sulla regolarità dei contratti, affinché ogni violazione che metta a rischio la salute dei lavoratori venga scoperta e adeguatamente sanzionata. Pensiamo, inoltre, che occorra anche una capillare formazione ai cittadini più giovani sull'importanza della tematica “sicurezza sul lavoro” e riteniamo utile, a tal fine, l'organizzazione di incontri con gli studenti delle scuole medie inferiori e superiori per iniziare un percorso di sensibilizzazione al tema.

Ma sicurezza significa anche attenzione alle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata. Il fenomeno mafioso è ormai globale, non più limitato alle regioni del Mezzogiorno d’Italia bensì esteso anche nella nostra regione. Pertanto l’Amministrazione deve impegnarsi a vigilare che le mafie non si radichino nel nostro territorio e che quindi lo sviluppo economico sia sano e trasparente. Bisogna altresì sensibilizzare la cittadinanza su questi temi, mobilitandola e facendo della lotta contro la mafia un tema capace di unificare il nostro paese.

WELFARE, INCLUSIONE ED INTEGRAZIONE


Che Pavia diventi una vera, esemplare città dell’integrazione e della solidarietà è un obiettivo irrinunciabile. Nella fase in cui viviamo, nella quale è in atto il più significativo mutamento sociale dal dopoguerra per effetto del fenomeno migratorio, e nella quale si è verificata una crisi economica di cui non si può ancora conoscere del tutto la portata, la sfida per gli enti locali è grande, ed è sempre più indispensabile una politica di inclusione e accoglienza.

Nuove povertà e solidarietà concreta

L’impegno principe per l’amministrazione di un Comune deve essere senza dubbio, e ancor di più oggi, la solidarietà nei confronti dei più deboli, riconoscendo la sofferenza sociale ovunque sia e la dignità di chi ne è portatore. Sono necessari progetti mirati per affrontare le situazioni di disagio di anziani, minori, immigrati, soggetti portatori di handicap, donne vittime di violenza e discriminazione, nonché un sostegno economico e sociale nei casi di vecchia e nuova povertà; difficoltà contingenti e purtroppo sempre più frequenti, quali la perdita del lavoro o la situazione di cassa integrazione, devono trovare una pronta risposta. 
Le situazioni di disagio sociale ed economico sono in sensibile aumento e Pavia non ne è esente. I modelli sociali imperanti tendono a negare la gravità e la diffusione del problema inducendo all’autosegregazione le persone colpite da disagio. Eppure con le tendenze dell’economia attuale non è più ben definito il limite tra coloro che rischiano di rientrare un giorno in questa categoria e quelli che ne sono decisamente fuori. Dovrebbe essere vantaggio di tutti saper costruire, e mantenere, strutture che sappiano affrontare il rischio sociale non come emergenza o questione di decoro sociale, ma come diritto, obbligo morale e umano che spetta a tutta la collettività.

 Noi proponiamo quindi di: 

• Consolidare i servizi sociali e alla persona, potenziando anche la capacità di acquisire informazioni, con un lavoro capillare sul territorio, circa situazioni di estrema precarietà, povertà, disagio. La città deve dotarsi di strutture di accoglienza idonee e potenziare le strutture di ascolto dei cittadini in situazioni di difficoltà e deve al contempo creare una cultura adeguata a mantenere l’integrazione sociale e l’integrità dell’identità personale.
• Per rispondere al disagio esistenziale che, unito a modelli sociali impermeabili alle sensibilità individuali, colpisce sempre più spesso donne, uomini e adolescenti di tutti i gruppi sociali, occorre intensificare il lavoro e ampliare gli orari dei consultori medici e psicologici gestiti dal servizio pubblico, al fine di garantire ascolto e servizi di assistenza, potenziare ed estendere la rete dei consultori familiari, pubblicizzandone i servizi presso le scuole, l’università e gli altri luoghi della vita giovanile. In questi consultori devono essere evitate indebite colonizzazioni da parte di gruppi confessionali, che possono “ostacolare” il lavoro di chi esercita in queste strutture, oltre a rappresentare una forte limitazione di tipo ideologico alla loro operatività.
• Attuare politiche di effettiva redistribuzione del carico tariffario e fiscale, secondo il principio “chi più ha più paga”, conducendo al contempo una lotta all'evasione fiscale per quanto di competenza comunale (ad esempio sulla TARSU). I diritti economici si devono associare alla garanzia dei diritti sociali e assistenziali. La dignità di un cittadino è garantita anche dalle possibilità di agire una vita dignitosa in termini economici e per questo maggiori risorse del bilancio comunale vanno destinate ai fini sociali ed assistenziali.
• Sostenere l’associazionismo operante da anni e con ottimi risultati a Pavia, nonostante le ristrettezze economiche, nei settori del disagio sociale, della solidarietà internazionale ecc.
• Potenziare gli asili comunali, in particolare quelli per la prima infanzia (asili nido), sostenendo così le giovani famiglie già duramente colpite dalle prime fasi della crisi economica e attuare una revisione delle fasce di reddito legate alle tariffe, di modo che un modesto impiegato e un facoltoso professionista non appartengano, come invece accade ora, alla medesima categoria.
• Garantire il diritto di accesso alla cultura, che rappresenta un mezzo potentissimo di riscatto sociale e di raggiungimento della consapevolezza dei propri diritti e doveri, sostenendo attivamente l’istruzione pubblica, anche sotto l’aspetto dell’edilizia scolastica, che nella nostra città, come in molti altri luoghi d’Italia, appare in buona parte fatiscente. A fronte dei tagli alla Scuola e dunque all’orario scolastico stesso, gli edifici scolastici potrebbero restare inoltre inutilizzati per diverse ore al giorno. Essi potrebbero dunque essere utilizzati dal Comune per trattenere a contatto con le istituzioni e lontani dallo sbandamento i giovani, italiani e stranieri, attraverso laboratori artistici, musicali, attività sportive, sostegno nello studio ecc. Questi spazi potrebbero essere utilizzati anche per incontri e seminari rivolti anche e soprattutto ai giovani su argomenti di importanza innegabile quali l’interculturalità, l’opposizione alle mafie, i rapporti degenerati fra il Nord e il Sud del mondo, fruendo anche della collaborazione di un potenziato Centro di Educazione alla Mondialità.
• Creare una rete di avvocati e legali “di strada”, ossia professionisti disponibili ad assistere gratuitamente i cittadini in stato di disagio.
• Dare soluzioni concrete al problema abitativo, garantendo il diritto alla casa. Sono più di mille le richieste di case popolari nella nostra città. Di fronte a questo numero già altissimo, ancora maggiore è il numero di case sfitte private o comunali da recuperare, rivalorizzare, mettere a norma. Case popolari non sono sinonimo di cementificazione, ma di diritto alla casa per tutti.
• Monitorare, nelle case popolari, anche la gestione amministrativa ed in particolare delle spese condominiali, onde evitare il rischio che i vantaggi di un canone di locazione modesto vengano polverizzati da spese ingiustificatamente alte.

I migranti e i Sinti pavesi

L’integrazione dei migranti è certamente una questione di vasta portata: occorre passare dai bisogni immediati dell’emergenza alla programmazione, attivando diverse tipologie di servizi. Occorre dotare la città di luoghi di accoglienza e di incontro; occorre costruire momenti di partecipazione attiva degli immigrati alla vita sociale e politica della città, a partire anche dal diritto di voto alle elezioni amministrative. Occorre conoscere sempre più da vicino e sempre meglio il diverso da noi, per incuriosirsi delle differenze e valorizzarle, per stupirsi di tutte le somiglianze. Parlare di "intercultura" significa, del resto, sviluppare la propria ricchezza culturale con quella degli altri, evitando di cadere nelle trappole del “conflitto tra culture”. Non si devono più ripetere fenomeni di intolleranza e di espulsione indiscriminata dei migranti, come tristemente accaduto nell’Agosto 2007.

Questo discorso vale anche per la comunità dei Sinti di Pavia, pavesi da generazioni, con i quali è urgente e bello entrare sempre più in contatto, per superare le diffidenze che ancora imperano tra i sedicenti pavesi “d.o.c.” e per fare in modo che si realizzino le condizioni di vita dignitosa che da decenni sono loro negate. 

Deve diventare prioritario per il Comune creare momenti di incontro e scambio tra la comunità sinta e il resto della città, per conoscersi realmente e arricchirsi a vicenda. In questa direzione è andata la IV edizione del Laboratorio di sviluppo locale e partecipativo dell’Università degli Studi di Pavia, che ha avuto come tema le possibilità di insediamento alternative ai “campi nomadi”. L’ipotesi studiata a livello universitario di inserire finalmente la comunità sinta nella città, mediante piccoli insediamenti in micro-aree gestite dalle singole famiglie, metterebbe fine alla logica del campo, e potrebbe costituire una svolta positiva nel modo di amministrare la questione.
Il campo perpetua infatti nella cittadinanza idee distorte sulla comunità dei sinti (detti ancora “nomadi” dai pavesi e in tutta Italia, quando invece sono stanziali talvolta da generazioni), dà corpo a un’idea di chiusura e separazione troppo netta tra le due comunità e costituisce spesso un ricettacolo di potenziale o effettiva criminalità, proprio in quanto area chiusa, totalmente altra ed autogestita fino all’estremo.
Il laboratorio sopra citato prevede seminari pubblici tenuti anche presso gli insediamenti sinti pavesi di piazzale Europa e piazzale Bramante, offrendo in questo modo la possibilità di entrare in contatto, di entrare nel campo, e costituendo in questo senso un ottimo modello per iniziative future.
La situazione dei migranti in Italia e a Pavia appare oggi drammatica: essi vengono duramente colpiti nel disegno di legge sulla “sicurezza” dall’introduzione del reato di immigrazione clandestina, dall’abolizione del divieto per i medici di denunciare gli irregolari. Essi rappresentano una percentuale altissima dei morti sul lavoro (e tra gli stranieri morti sul lavoro i più rappresentati - ¼ del totale, nei cantieri - sono proprio i romeni, che attraversano in Italia un momento estremamente duro, e che la comunità locale stenta vergognosamente a riconoscere come comunitari). Del loro lavoro l’Italia e Pavia hanno un forte bisogno, ma raramente si dichiara e si pratica l’opposizione alla piaga del lavoro nero, che anzi è spesso indirettamente favorito. Infatti sovente i migranti residenti in Italia sono costretti al lavoro nero che li priva di ogni garanzia e diritti e li getta in una condizione di sfruttamento totale; quando è loro concesso, anelano al permesso di soggiorno regolare, e pagano ben volentieri le tasse in Italia, contribuendo anche con questo alla crescita del Paese. Tuttavia essi rappresentano in questa fase della nostra storia il capro espiatorio perfetto. Sono visti come i colpevoli di questioni sociali di ben più vasta portata, sono bersaglio di ostilità all’interno di una drammatica guerra tra poveri, delle violenze da loro subite si dice ben poco e essi costituiscono un’ottima scusa per militarizzare il territorio. 
Basti dire che più di un milione di cittadini romeni vivono in Italia, rappresentando così la comunità straniera più numerosa nel nostro Paese, e solo una percentuale minima di essi, circa lo 0,2 %, è colpevole di violenze o è stata condannata. Basti dire che secondo tutte le statistiche la criminalità non è in aumento, né le violenze sulle donne commesse da sconosciuti, in strada: più dell’80% delle violenze sulle donne è infatti compiuto tra le mura domestiche e trasversalmente da tutte le classi sociali. 
Gli immigrati, una massa di manodopera a costo contenuto, variabile secondo le esigenze della produttività, ricattabile e raramente beneficiaria di contratti regolari, sono inoltre i primi lavoratori a finire per strada in un periodo di crisi economica.
Pavia deve ricordare che la giustizia sociale è una risorsa, e non deve sottrarsi alla sfida di questi tempi, da cui potrà uscire arricchita, se farà le giuste scelte di inclusione e solidarietà, naturalmente senza dimenticare che la lotta alla criminalità, in particolare quella organizzata, mafiosa o fascista che sia, condotta senza guardare alla provenienza e al colore della pelle è un dovere basilare nella gestione di un territorio. Sono proprio le disuguaglianze sociali e nei diritti, infatti, a generare l’insicurezza. 
Per quanto riguarda le politiche di integrazione, importantissima rimane l’educazione linguistica: il Comune dovrebbe garantire ogni anno e più volte l’anno corsi gratuiti di italiano L2 (lingua seconda) per gli adulti stranieri, serali e anche diurni, se specificamente indirizzati alla popolazione femminile immigrata, in particolare arabofona.

SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ ED EX AZIENDE MUNICIPALIZZATE


I servizi locali di pubblica utilità (acqua, energia, rifiuti, ecc.) sono risorse collettive che possono garantire a tutti l'esercizio dei diritti di cittadinanza e che possono ridistribuire ricchezza. 
Invece quanto è avvenuto con la formazione di Linea Group Holding ci ha visto e ci vede in totale dissenso; noi riteniamo che bisogna andare nella direzione opposta, ovvero invertire la tendenza alla liberalizzazione incontrollabile e alla privatizzazione.

Nell’immediato proponiamo: 

1. Realizzare l’affidamento in house sia del Servizio Idrico Integrato (bloccandone la privatizzazione), sia degli altri servizi oggi gestibili in forma pubblica (rifiuti, teleriscaldamento, trasporti, ecc.).

2. Rallentare la privatizzazione di tutti i servizi mantenendo dove possibile il 100% di proprietà pubblica nelle S.p.A., ed iniziando a porre il problema delle verifiche delle gestioni privatizzate, introducendo dove possibile i primi spunti per la loro ripubblicizzazione.

3. Rafforzare il ruolo di indirizzo e di controllo sulle Società da parte degli Enti Locali. Inserire, anche in sede di controllo di gestione, l’obbligo di rapporti informativi su tutte le società partecipate dal Comune. Consigli Comunali, Sindaci e Amministrazioni Comunali devono essere soggetti determinanti nel processi decisionali circa le finalità territoriali, gli indirizzi di sviluppo e la relativa politica delle risorse dei servizi locali.

4. Riaffermare, ove è ancora possibile, il criterio della TERRITORIALITÀ sostanziato da norme amministrative comunali e provinciali che devono affermare la territorialità del ”bene primario servizio di pubblica utilità” mediante forme completamente pubbliche di assetti societari e proprietari. 

L’istituzione di Linea Group Holding a cui partecipano le Società di scopo/filiera, si è dimostrata un fallimento economico-aziendale che ha provocato una pesante ricaduta negativa sulla comunità. I servizi pubblici, perduta la territorialità diventano soggetti economici orientati ad un mercato protetto e il loro governo passa alle società di scopo/filiera e alle holding controllate dalle lobbies politico/manageriali per nulla interessate a farsi concorrenza. 
E' necessario impegnarsi per identificare ed applicare ogni metodo possibile atto a contrastare, nel rispetto delle leggi e nel proprio ambito operativo, l'affermarsi di un modello (la gestione privata) che, dove è stato applicato, ha evidenziato un peggioramento dei servizi ed un aumento dei costi, convincendo un numero crescente di amministrazioni ad abbandonarlo e a tornare ad una gestione completamente pubblica, economicamente più vantaggiosa e qualitativamente più efficace.

Di fronte alle privatizzazioni avvenute e alle loro conseguenze tangibili, le grandi mobilitazioni popolari in difesa del diritto ai beni comuni possono oggi raggiungere il concreto obiettivo di invertire l’azione di privatizzazione ed è per questo che noi ci battiamo. Questo è l'impegno assunto e perseguito da tempo dai nostri partiti e questa è la via che si intende continuare a percorrere, per il bene della comunità intera e contro l'affarismo dei pochi a discapito dei molti.

A tal fine le nomine degli amministratori di società di proprietà comunale o partecipate devono assolutamente avvenire sulla base dell'esperienza, competenza e moralità dei candidati, anziché seguire le vecchie logiche di spartizione di seggiole; inoltre il loro numero va ridotto al minimo indispensabile, i loro compensi devono essere proporzionati all'impegno e alle responsabilità richiesti e ovviamente deve essere introdotto un principio di incompatibilità e non cumulabilità delle cariche.

AMBIENTE, TERRITORIO E VIABILITA'


Un compito delicato attende i Comuni determinati a salvaguardare l'ambiente e il territorio, specialmente dopo che il Governo Berlusconi ha stabilito, tra le altre cose, di rinviare al 2010 (per ora) l'entrata in vigore della legislazione sull'efficienza energetica degli edifici, nonché di dare il via libera alla possibilità indiscriminata di ampliare costruzioni esistenti fino al 20%, e anche oltre in determinati casi.
La salvaguardia e la valorizzazione dell’ambiente naturale sono priorità ampiamente riconosciute: l’approccio preventivo alle problematiche dell’ambiente ed il concetto di sviluppo sostenibile. oltre ad essere presenti nelle politiche nazionali, costituiscono anche i cardini della politica ambientale comunitaria. Il ruolo dell’Ente Locale è il più idoneo a promuovere processi di sviluppo sostenibile del territorio al giorno d'oggi, quando l’importanza dei temi ambientali costituisce uno dei punti focali del dibattito politico e scientifico. Gli edifici producono una serie di impatti sull’ambiente: occupano suolo; alterano il terreno, eliminando vegetazione e ostacolando il deflusso delle acque meteoriche; mutano i cicli di vita naturale nell’area circostante; consumano risorse, materiali, energia/combustibili per la loro realizzazione, a partire dai loro componenti, e durante tutta la loro esistenza. 
Un obiettivo primario è di conseguenza quello di evitare ulteriore consumo di territorio in una città come la nostra, già ampiamente devastata dalle speculazioni immobiliari.
Ci proponiamo a tal fine di censire il patrimonio edilizio esistente, nel più breve tempo possibile, individuando in particolare l’esatta situazione relativa ad abitazioni e capannoni non occupati, sospendendo fino al termine della disamina la validità dei piani regolatori vigenti per quanto concerne le nuove edificazioni, fatta eccezione per l’edilizia popolare che invece è da incrementare. Riteniamo altresì indispensabile attivare ogni iniziativa utile, coinvolgendo amministratori e cittadini, che porti all’adozione di un piano condiviso che possa valorizzare l'esistente senza consumare inutilmente ulteriore territorio prezioso. 
L’ente locale deve essere attore e promotore della difesa del territorio e dello sviluppo sostenibile in tutte le sue forme. E’ opportuno coinvolgere tutti i cittadini, educandoli tramite un percorso didattico-pratico che li segua fino alla maturità, una coscienza ecologica/ambientalista per salvaguardare il futuro e il territorio che li accoglie.
Urge una seria verifica delle fonti di inquinamento che attanagliano la nostra città come le migliaia di caldaie obsolete, il traffico caotico e il grado di inquinamento delle aree dismesse.
Per non cadere negli errori che personaggi, roboanti e autoreferenziali, delle passate giunte hanno commesso, occorre controllare lo stato dell’ecosostenibilità della città del consumo energetico sia elettrico che termico.
Per fare ciò basta fare rispettare le leggi esistenti senza deroghe e favoritismi, L. 192/05-L. 311/’06 -L.R. 24/’06 e altre ancora, che impongono alle nuove unità immobiliari e alle ristrutturazioni parametri precisi e inderogabili di efficienza energetica.  
Già dal 1991 la legge 10 prevedeva l’uso razionale dell’energia nell’edilizia e la riqualificazione energetica specificando dettagliatamente controlli annui del 5% a campione e sanzioni esemplari. Vige altresì l’obbligo, con atto notarile, della certificazione energetica degli edifici anche nelle compravendite di tutti gli immobili. E' dunque urgente redigere un nuovo Regolamento Edilizio Comunale per indirizzare gli operatori verso un’edilizia sostenibile e occorre vigilare costantemente che venga rispettata la normativa vigente su tutto il territorio di competenza.
Nel contempo bisogna dare impulso e ricorrere alle energie rinnovabili, dai pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica al solare-termico per il riscaldamento e acqua sanitaria, alla geotermia e pompe di calore inverter, per rendere il più possibile autonome energeticamente sia le famiglie che gli immobili comunali, grazie agli incentivi in essere sia per il pubblico che per il privato.
Armonizzando un piano programmatico pluriennale con interventi mirati si creeranno nuove opportunità di lavoro in vasti segmenti di mercato, dall’edilizia all’industria, dall’artigianato al commercio, e nel contempo avremo dato una mano all’abbattimento dell’inquinamento nel pieno rispetto del protocollo di Kyoto.

Quanto all'annoso problema del traffico veicolare, riteniamo fondamentale controllare costantemente la qualità dell'aria e rispondere periodicamente all'innalzamento di PM10 e polveri sottili con misure ben più significative delle inutili e sporadiche “domeniche senza auto”; pur rendendoci conto della potenziale impopolarità di tali misure, siamo convinti che, accompagnandole con adeguate forme di informazione alla popolazione e con un miglioramento del trasporto pubblico, la città saprà comprendere l'imprescindibile necessità di limitare l'inquinamento da traffico veicolare per tutelare la salute della comunità. 
Nell'ottica di salvaguardare tanto il benessere del centro storico quanto il rispetto di regole uguali per tutti, siamo determinati a rivedere il PUT per razionalizzarlo e a porre in atto una seria verifica dei numerosi permessi per disabili in virtù dei quali le strette vie della Pavia storica si ritrovano intasate da un traffico sproporzionato. 
Occorre rivedere i tempi di carico e scarico attualmente in vigore e soprattutto studiare nuove soluzioni da condividere con le associazioni di categoria perché le esigenze dei commercianti possano coniugarsi con un alleggerimento del traffico veicolare inquinante.
La tutela del centro non offuscherà comunque la cura altrettanto attenta di tutte le altre zone della città per quanto riguarda viabilità, manutenzione delle strade e del verde e disponibilità di parcheggi. Va razionalizzata la gestione dei parcheggi con un maggior numero di parcheggi gratuiti: è una discriminazione classista il fatto che chi può permettersi di pagare la sosta, può parcheggiare nelle zone migliori a suo piacimento, e magari pure circolare col SUV altamente inquinante in stretti vicoli, si ha l’impressione che la gestione attuale dei parcheggi (e delle multe) sia soltanto finalizzata a “fare cassa”, senza alcuna seria pianificazione orientata al bene comune e valida per tutti i cittadini posti su di un piano di parità.
La lotta al traffico veicolare, naturalmente, non può prescindere da un potenziamento e miglioramento della rete di trasporto pubblico. Intendiamo studiare nuove soluzioni, a partire da un incremento del servizio nelle ore serali e notturne, affinché il mezzo pubblico appaia ai cittadini non soltanto una maniera per “fare la sua parte” nella diminuzione di traffico e inquinamento, ma una soluzione realmente preferibile all'uso del mezzo privato.
Accanto al trasporto pubblico, poi, va incentivato anche l'uso della bicicletta. E' sicuramente urgente ampliare e razionalizzare la rete delle piste ciclabili cittadine; ma è altresì auspicabile offrire un servizio, migliore dell'attuale, di noleggio biciclette pubbliche, seguendo l'esempio positivo di varie città italiane ed europee.
Siamo totalmente contrari al progetto di autostrada Broni-Mortara. Anche se il tracciato non riguarderà direttamente il comune di Pavia, tuttavia l’Amministrazione dovrà partecipare attivamente alla lotta contro la costruzione di tale autostrada, anche rapportandosi con i comitati dei cittadini contro l’autostrada. Tale progetto, lungi da avere reali motivazioni viabilistiche, serve soltanto ad arricchire i soliti noti, a distruggere il territorio fertile della Provincia di Pavia, a riempire ulteriormente la Provincia di logistiche e di mezzi pesanti ed inquinanti. Se esistono risorse pubbliche da destinare alla viabilità, riteniamo che esse andrebbero destinate a interventi sulla rete viaria esistente, davvero bisognosa di migliorie, e non alla costruzione dell'ennesimo eco-mostro che avrebbe impatti devastanti sul territorio senza costituire un reale vantaggio per i cittadini. Non è questo il modello di sviluppo che auspichiamo per Pavia e la sua provincia.

GIOVANI A PAVIA

A chi ci rivolgiamo quando parliamo di questione giovanile?
Noi ci rivolgiamo alla generazione degli studenti bistrattati dalle controriforme che rivendicano il proprio diritto allo studio, dei giovani lavoratori (o ... disoccupati!) che subiscono per la prima volta nella loro vita lo shock di una crisi dell’economia capitalista, delle nuove coppie che cercano tra mille difficoltà di costruirsi un futuro sereno.
Per semplicità chiamiamo questa categoria “i giovani”, ma ci sono giovani e giovani: i giovani rampanti che si sono spesso messi in mostra nel teatrino politico pavese hanno problemi ben diversi, ammesso che ne abbiano. La nostra politica a favore dei “giovani” non ne fa una questione generazionale, ma una questione sociale: questi giovani, come anche gli immigrati, sono una parte decisiva della nostra base sociale tanto quanto i lavoratori adulti e italiani o i pensionati. Non solo: sono anche una parte importante dei nostri iscritti e militanti, conosciamo i loro bisogni perché spesso siamo noi stessi parte di quella generazione.
Cosa ha fatto la politica cittadina per i giovani?
Questi giovani sono stati messi all’ultimo posto nelle priorità dell’ex sindaco Piera Capitelli, che si è meritatamente conquistata l’antipatia di gran parte anche dei giovani di sinistra della città. 
Sono i giovani che non trovano lavoro e a cui la proposta che viene dalla politica cittadina è un impiego ultraprecario al nuovo Carrefour.
Sono i giovani che non trovano casa e che vedono nel Piano Regolatore quasi solo piani per la costruzione di nuove residenze di lusso, mentre le case popolari restano sfitte, i grandi proprietari immobiliari fanno i furbi con gli affitti, la modesta spesa sociale del comune sembra rispondere a logiche clientelari e non ad un’idea di welfare universale.
Sono i giovani che hanno difeso i valori dell’antifascismo e dell’antirazzismo chiedendo la chiusura della sede del partito di estrema destra Forza Nuova in Borgo Ticino, che hanno espresso la loro solidarietà ai rom della SNIA cacciati e perseguitati in nome degli interessi degli speculatori edilizi. In queste battaglie, noi siamo stati al loro fianco, la giunta era zitta o addirittura dall’altra parte della barricata.
Sono i giovani che sono stati trattati come ospiti sgraditi per anni, i loro luoghi di ritrovo chiusi (Radio Aut) o perennemente sotto attacco (Sottovento, Barattolo, piazza Cavagneria, piazza Duomo ecc.) con il silenzio o la complicità dell’amministrazione comunale, che non tentava in alcun modo una mediazione tra esigenze diverse né proponeva soluzioni alternative, ma si schierava sempre e comunque a favore del proibizionismo e degli interessi dei proprietari immobiliari del centro storico.
Se alle questioni di carattere più strettamente sociale danno risposta le parti del nostro programma sul lavoro e sulla casa, così come le sezioni apposite esprimono la nostra posizione sull’antifascismo e sull’antirazzismo, esistono anche dei temi prettamente giovanili che richiedono da parte di noi comunisti lo sviluppo di una serie di rivendicazioni e considerazioni specifiche, pur senza dimenticare che la possibilità di aggregazione e socialità è un patrimonio per i cittadini di ogni fascia d'età. Noi vogliamo essere la lista che dà risposte anche a questa parte di città, senza ipocrisie e specchietti per le allodole come fanno altre forze politiche pavesi.
Gli spazi di aggregazione
La proposta dell’assessore Nizzoli che i giovani andassero in periferia o fuori città a divertirsi per non disturbare la quiete del centro dimostra da un lato un progetto per il centro storico incompatibile con il carattere di Pavia città universitaria, dall’altro un disprezzo verso gli abitanti dei quartieri periferici, che a quanto pare possono essere disturbati dal rumore senza problemi perché tanto sono cittadini di serie B.
Dal nostro punto di vista, le vie tradizionalmente più vivaci del centro storico devono restare tali e l’aggregazione giovanile deve essere valorizzata, specie quella di tipo non commerciale (circoli ARCI e simili, centri sociali, associazionismo). Questo, però, non basta: il Comune deve investire nello sviluppo di spazi (sia spazi fisici, edifici, sia delle occasioni speciali) per l’espressione dei bisogni dei giovani: bisogni culturali, bisogni di socialità, bisogni di divertimento. Pavia è una città universitaria con una grandissima popolazione studentesca; molti di questi universitari si stabiliscono qui anche dopo la laurea e diventano nuovi cittadini pavesi; le due risorse economiche principali della città, l’università e il policlinico, sono strettamente legate alla presenza di questi giovani e dimostrano quanto essenziale sia questa componente demografica alla vita di Pavia. Questa categoria viene sfruttata quando fa comodo, ma ignorata dalla politica ufficiale, che risponde a ben altri gruppi di pressione.

Ecco alcune delle nostre proposte:
• Istituzione di una commissione comunale di controllo sugli affitti e sulle condizioni di locazione, che censisca la situazione abitativa della città, denunci gli eventuali illeciti e soprusi dei padroni di casa, fornisca consulenza ai giovani (specie studenti) che si trovano a fare i conti con il mercato degli affitti, fornisca un servizio gratuito di mediazione (una specie di agenzia di locazione municipalizzata) per abbattere i costi della mediazione delle agenzie immobiliari.
• Ridefinizione delle aree che definiscono i limiti di rumore consentito (zonizzazione acustica) in modo da permettere una maggiore tolleranza nelle zone del centro dove si concentra la vita notturna, preservando al tempo stesso la quiete delle zone residenziali, specialmente quelle fuori dal centro storico. In generale chiediamo che l’amministrazione comunale non assecondi l’intolleranza e atteggiamenti punitivi o repressivi nel nome di un concetto esasperato di quiete pubblica, ma al contrario faciliti la convivenza.
• Creazione di spazi di aggregazione giovanile nelle aree dismesse, per es. costruzione di una tensostruttura fissa per concerti e convegni nell’area ex SNIA o all’Arsenale. Nel nostro progetto di recupero sociale di queste aree vanno inclusi degli spazi destinati ai giovani, questo però non può diventare un alibi per rinunciare a rendere il centro storico più accogliente per la popolazione giovanile.
• Recupero degli ex Bagni Pubblici di piazza Castello rendendolo sede per associazioni no-profit giovanili e non solo. La collocazione di quell’edificio, in un piccolo giardino, in centro e isolato da case private, è ideale per lo scopo. 
• Progetto di rivitalizzazione del mercato coperto, ricco di spazi attualmente non utilizzati, che, sempre in virtù della sua collocazione, lo renderebbe appetibile per locali serali specie nei mesi invernali.
• Censimento degli immobili pubblici recuperabili a fini sociali e di socialità.
• Ritiro dell’assurda ordinanza anti-bivacco e cancellazione delle multe contro chi aveva protestato contro questa iniziativa proibizionista della decaduta giunta Capitelli.
• Nel tavolo permanente di confronto del Comune con le forze dell’ordine presenti nella città, ridefinizione delle priorità degli interventi di polizia, che devono essere riorientati verso i reati più gravi e pericolosi. Oggi c’è una sproporzionata attività delle forze dell’ordine nei confronti dei giovani “rumorosi” e dei momenti di aggregazione sociale degli immigrati, mentre problemi ben più seri vengono spesso dimenticati. Per esempio le zone della città meno sicure per donne e ragazze andrebbero illuminate meglio, in particolare in certi punti di passaggio delle studentesse dei collegi universitari periferici, in modo da permettere a tutti e tutte di uscire serenamente la sera.
• Difesa del carattere autogestito del Centro Sociale il Barattolo. I ragazzi che gestiscono questo posto da anni, lavorando gratuitamente per renderlo agibile alla cittadinanza (l’hanno anche ristrutturato dopo l’incendio doloso di stampo fascista che lo distrusse nel 2001), hanno il diritto di vedere riconosciuto il proprio ruolo con il rinnovo, fra due anni, della convenzione col Comune.
• Riapertura dei cinema in centro. Il Multisala di viale Oberdan non può sostituire i tradizionali cinema di corso Cavour che contribuivano a rendere vitale una delle vie più importanti del centro storico. Inoltre è forte il rischio che con il multisala solo i film di maggior successo commerciale siano proiettati in città (cosa che già avveniva con il Kursaal d’altronde). L’unica soluzione può venire da un intervento pubblico che riapra delle sale cinematografiche a prezzi calmierati, aperte anche nel pomeriggio per studenti e pensionati, che si dedichi a rassegne e ad iniziative culturalmente valide, dati in gestione a chi in città si occupa con competenza di cinema (è possibile anche coinvolgere l’università) e a qualunque associazione no-profit intenda organizzare autonomamente delle proiezioni. Una sede possibile è la vecchia palestra di via Porta, attualmente ridotta a discarica/parcheggio. Per l’estate è possibile organizzare proiezioni all’aperto per esempio al Castello.
• Trasparenza e partecipazione nell’organizzazione di festival culturali. Non deve più ripetersi ciò che è accaduto attorno al “Festival dei Saperi”, che è stato occasione di spese folli e ingiustificate, a fronte di un’offerta culturale piuttosto discutibile, senza nessun reale coinvolgimento delle forze culturalmente più vivaci della città. Noi proponiamo che si formi una commissione aperta per l’organizzazione di festival in modo tale che i capitoli di spesa siano sottoposti al controllo democratico della cittadinanza, che siano privilegiate le iniziative su base non commerciale, che l’organizzazione di questo tipo di iniziative non sia più delegato ad imprese esterne a fini di lucro (gli scandali legati a questa vicenda dimostrano i rischi legati alla “privatizzazione” del Festival). Le iniziative tipo “notte bianca” vanno rilanciate e rese più frequenti: noi proponiamo almeno una notte bianca ogni trimestre (notte bianca di primavera, di estate, di autunno e di inverno) allo scopo di promuovere l’immagine di Pavia città universitaria aperta ai giovani. Proponiamo inoltre una “notte bianca” universitaria, da svolgersi in collaborazione con l’Università, in un giorno infrasettimanale, per permettere la partecipazione degli studenti fuori sede.
• Organizzazione di un Festival Contro il Razzismo attorno alla data del Venticinque Aprile coinvolgendo anche le scuole, le comunità immigrate, i sinti e i rom della città, con l’obiettivo di favorire l’integrazione dei diversi gruppi etnici che costituiscono la odierna popolazione pavese.
• Organizzare l’apertura serale di biblioteche e luoghi studio, anche in collaborazione con l’università.
• Servizio gratuito di fornitura di biciclette in comodato d’uso come avviene in altre città europee. Si può studiare una soluzione simile a quelle di Parigi o Copenhagen che permetterebbero a molte più persone di usufruire delle piste ciclabili e delle aree pedonali del centro.
• Pedonalizzazione completa di alcune vie del centro storico come corso Garibaldi e strada Nuova, attraverso l’installazione di blocchi fisici che impediscano il passaggio di vetture dalle 21 alle 6 (naturalmente gli invalidi, i servizi di soccorso e i mezzi pubblici eventualmente circolanti dovrebbero essere forniti di un telecomando speciale). Questo consentirebbe di utilizzare meglio lo spazio pubblico, per esempio i locali potrebbero mettere tavolini all’aperto ecc.
• Sviluppo del trasporto pubblico serale e notturno. Gli autobus non girano di notte perché ciò non è economicamente conveniente, ma secondo noi i trasporti pubblici vanno gestiti come un servizio pubblico - che quindi può anche andare in perdita se ciò serve ad uno scopo sociale - e non come un’azienda privata orientata al profitto. 

 

Ultimo aggiornamento Domenica 05 Aprile 2009 18:22